Durante l'allenamento di karate viene spesso ripetuto da parte degli insegnanti: "più veloci ­ più bassi ­ più equilibrio ­ più potenza", perché solo così la posizione diventa forte e stabile per l'esecuzione di tecniche efficaci. Nel karate ­ do le posizioni di base riguardano sostanzialmente la forma assunta dalla parte inferiore del corpo, come per la costruzione di una casa, si incomincia partendo da solide fondamenta e non dal tetto. Tecniche potenti e precise possono essere realizzate solo utilizzando una base sicura che consenta di controllare in tutta tranquillità ogni muscolo del corpo. Per ottenere stabilità bisogna fare in modo che la proiezione al suolo del baricentro cada entro la base d'appoggio, l'area compresa tra i due piedi. Di conseguenza, posizioni ampie e basse, che combinano larghe aree d'appoggio a scarse escursioni del baricentro offrono migliori condizioni per acquisire equilibrio. In questa prospettiva si realizza anche un'altra funzione delle posizioni: l'irrobustimento fisico. Mantenere una posizione bassa, soprattutto durante gli spostamenti è veramente faticoso e da uno stimolo intenso al quale il fisico reagisce rinforzando tanto i muscoli che le ossa. Le posizioni fondamentali sono classificabili secondo diversi criteri: uno di questi è la direzione dei piedi che determina l'orientamento del ginocchio rispetto alla linea mediana del corpo. Durante il combattimento, l'orientamento delle ginocchia ha anche lo scopo di proteggere le parti basse del corpo. Posizione solida non è comunque sinonimo di rigidità ma al contrario, di flessibilità; Bisogna imparare ad appoggiare il peso sulle gambe, mantenere le piante dei piedi ben aderenti al suolo, tenere il busto eretto, completamente rilassato e sentire che la parte inferiore del corpo supporta e trasporta la parte superiore. Solo in posizioni stabili si possono usare correttamente le anche e si può sfruttare la reazione causata dalla spinta al suolo tanto per accelerare la tecnica al momento dell'impatto che effettuare gli spostamenti. Essi infatti dipendono si dall'uso corretto delle gambe ma anche dalla buona gestione del peso del corpo. Nell'arte marziale passare da una posizione all'altra non significa camminare, correre o saltare ma scivolare al suolo, mantenendo un leggero contatto con esso in modo da poter in qualsiasi momento la posizione più adatta e un sicuro appoggio. Questa miscela di contrazione e decontrazione permette di assorbire il contraccolpo generato dall'impatto sul bersaglio. Un altro dei criteri di classificazione delle posizioni riguarda il modo in cui il peso del corpo viene distribuito sui piedi a seconda delle situazioni, infatti, il peso si ripartisce uniformemente o variamente su di essi. Con i principianti si insiste molto sulle tre posizioni che meglio evidenziano queste differenze: kibadachi (peso centrale), zenkuzudachi (peso prevalentemente in avanti) e kokuzudachi (peso prevalentemente indietro). Quando gli studenti raggiungono una migliore preparazione, la didattica prevede l'insegnamento di posizioni più complesse: fudodachi ­ hangetsudachi ­ sancindachi ­ nekoashidachi, mentre solo agli alti livelli la padronanza dei principi fin qui descritti sarà tale da potersi esprimere anche nelle posizioni naturali (shizentai). L'apprendimento e l'allenamento delle posizioni avviene soprattutto con lo studio dei kata (forma). Alcuni di essi sono talmente specializzati da incentrarsi su di una posizione come avviene per il kibadachi nei tre kata tekki. Altri kata hanno invece assunto il nome delle posizioni che vi vengono studiate in modo particolare, è il caso di Soochin e Hangetsu. Fino ad ora ho parlato delle posizioni come di posture che consentono alle tecniche di raggiungere la massima efficacia, obiettivo fondamentale del karate. Quando però il karate viene praticato dai bambini, rappresenta qualcosa di affascinante e misterioso, che permette di scaricare e gestire la naturale aggressività, migliorare la forma, la coordinazione e aiuta ad imparare durante le lezioni un comportamento etico corretto. I bambini, grazie allo studio delle posizioni, cominciano a conoscere le capacità ed i limiti del proprio corpo: sono così facilitati nella crescita e incoraggiati a valutare elementi concreti prima di compiere delle scelte. Così inteso, il karate acquista un significato educativo e per questo viene definito "KARATE  DO": "via di miglioramento".