La via del Karate
La Regola Fondamentale
La Concentrazione
La Paura
Il Ki
Il Kimè
La Socialità
Le Componenti
Chi si avvicina alla pratica del karate Do, deve
avere le seguenti componenti caratteriali per affrontare meglio le lezioni ad esso impartite e sono: Autodisciplina: Determinazione: Comportamento: Karategi: Disposizione:
Preparazione alla lezione: Sopportazione: Chi non ha questi requisiti, sicuramente farà maggior fatica ad apprendere le tecniche e a capire nella completezza l'intero
insegnamento del proprio Maestro: quindi è meglio lasciare il proprio "ego" fuori dal Dojo.
E' uno dei punti fondamentali per ottenere una determinazione ottimale.
Lo studente che si avvicina al mondo
del Karate, si troverà davanti ad una realtà diversa da tutti i giorni. La consapevolezza che ciò che si appresta ad imparare non è soltanto attività fisica ma anche mentale, portando il massimo rispetto per se stesso, per i propri compagni di
allenamento e per il proprio Maestro.
Qualsiasi azione noi ci apprestiamo a svolgere, dobbiamo eseguirla con la massima attenzione e precisione, se andiamo a ritroso nel tempo, l'arte che noi oggi pratichiamo, si
utilizzava per sopravvivenza, pensare che noi oggi muoviamo un arto non deve essere soltanto un gesto ginnico perché il karate non è nato come una qualsiasi disciplina sportiva ma dove mani e piedi venivano allenati per la sopravvivenza. Il
Maestro AZATO diceva: mani e piedi come spade, quindi se noi ci soffermiamo per un solo attimo a riflettere, guardando il nostro ipotetico avversario immaginando le mani e i piedi come delle spade affilate, il nostro atteggiamento mentale
cambia! Ed è quello da assumere in qualsiasi circostanza. E' la regola fondamentale, il credo, l'origine di questa disciplina.
Una delle regole fondamentali di tutti gli studenti è quello di creare uno "spirito di
palestra", gioia di stare insieme e amicizia sincera, l'atteggiamento deve cambiare quando si sale sul tatami, là vige il silenzio assoluto! Il silenzio aiuta la concentrazione e lo studente può riflettere e agire sull'allenamento in modo
giusto, non deve mai chiedere al Maestro spiegazioni, sarà compito del Maestro chiedere ai suoi allievi se hanno domande da fare o dubbi da risolvere su qualsiasi tecnica.
Indossare il karategi pulito, capelli e unghie
tagliate sono indice di pulizia. Il karategi non deve essere troppo corto ma deve coprire le caviglie e le maniche non devono essere arrotolate, la cintura deve essere ben annodata. E' buona norma curare l'igiene e quindi prima di salire sul
tatami bisogna lavarsi i piedi.
Sotto il karategi, l'uomo non indossa nulla, solo alle donne è permesso indossare una maglietta di colore bianco, togliendo tutti gli anelli, catenine e orecchini.
Lo studente sale
sul tatami e saluta in posizione Musubi dachi, se per caso fosse arrivato a lezione già iniziata, solleva il braccio destro in attesa che il Maestro lo inviti a salire o rimandarlo indietro, se può partecipare alla lezione sale sul tatami e fa
il saluto, lo stesso alla fine della lezione, La disposizione sul tatami durante l'allenamento del kihon e del kata sarà per file parallele in modo da non urtarsi e permettere di essere inquadrati tutti in un solo colpo d'occhio.
Dopo che gli allievi si sono allineati dietro al Maestro ed egli è già in "SEIZA", il Sempai e di seguito gli altri assumeranno la posizione di "SEIZA" e con voce ferma dirà: MOKU'SO
che durerà per circa trenta secondi, in assoluto silenzio, mantenendo la schiena dritta e indirizzando lo sguardo a circa due tre metri davanti a noi. Si porteranno le mani sull'addome appoggiando la parte inferiore con il dorso della destra sul palmo della sinistra congiungendo i pollici, si chiuderanno gli occhi concentrandosi sul respiro, lasciando tutti gli altri pensieri all'esterno. Lo stesso si ripeterà alla fine della lezione con il beneficio di aiutare la concentrazione iniziale della lezione e il rilassamento finale.
Non far capire mai all'avversario dove ci fa male, altrimenti saremo sicuramente colpiti in quel preciso punto.
Questo insegna a sopportare il dolore fisico, in quanto lamentarsi non serve, anche perché il dolore
non passa ugualmente, quindi, perché lamentarsi? Durante gli allenamenti i rari e piccoli incidenti che possono accadere e che provocano dolore, per lo più sono sopportabili. Lo studente che si abitua a non mostrare dolore, sarà colui che
meglio apprenderà la propria disciplina, abituandosi a controllare le sue emotività al pari di quelle fisiche.