Chi si avvicina alla pratica del karate Do, deve avere le seguenti componenti caratteriali per affrontare meglio le lezioni ad esso impartite e sono:

Autodisciplina:
E' uno dei punti fondamentali per ottenere una determinazione ottimale.
Lo studente che si avvicina al mondo del Karate, si troverà davanti ad una realtà diversa da tutti i giorni. La consapevolezza che ciò che si appresta ad imparare non è soltanto attività fisica ma anche mentale, portando il massimo rispetto per se stesso, per i propri compagni di allenamento e per il proprio Maestro.

Determinazione:
Qualsiasi azione noi ci apprestiamo a svolgere, dobbiamo eseguirla con la massima attenzione e precisione, se andiamo a ritroso nel tempo, l'arte che noi oggi pratichiamo, si utilizzava per sopravvivenza, pensare che noi oggi muoviamo un arto non deve essere soltanto un gesto ginnico perché il karate non è nato come una qualsiasi disciplina sportiva ma dove mani e piedi venivano allenati per la sopravvivenza. Il Maestro AZATO diceva: mani e piedi come spade, quindi se noi ci soffermiamo per un solo attimo a riflettere, guardando il nostro ipotetico avversario immaginando le mani e i piedi come delle spade affilate, il nostro atteggiamento mentale cambia! Ed è quello da assumere in qualsiasi circostanza. E' la regola fondamentale, il credo, l'origine di questa disciplina.

Comportamento:
Una delle regole fondamentali di tutti gli studenti è quello di creare uno "spirito di palestra", gioia di stare insieme e amicizia sincera, l'atteggiamento deve cambiare quando si sale sul tatami, là vige il silenzio assoluto! Il silenzio aiuta la concentrazione e lo studente può riflettere e agire sull'allenamento in modo giusto, non deve mai chiedere al Maestro spiegazioni, sarà compito del Maestro chiedere ai suoi allievi se hanno domande da fare o dubbi da risolvere su qualsiasi tecnica.

Karategi:
Indossare il karategi pulito, capelli e unghie tagliate sono indice di pulizia. Il karategi non deve essere troppo corto ma deve coprire le caviglie e le maniche non devono essere arrotolate, la cintura deve essere ben annodata. E' buona norma curare l'igiene e quindi prima di salire sul tatami bisogna lavarsi i piedi.
Sotto il karategi, l'uomo non indossa nulla, solo alle donne è permesso indossare una maglietta di colore bianco, togliendo tutti gli anelli, catenine e orecchini.

Disposizione:
Lo studente sale sul tatami e saluta in posizione Musubi dachi, se per caso fosse arrivato a lezione già iniziata, solleva il braccio destro in attesa che il Maestro lo inviti a salire o rimandarlo indietro, se può partecipare alla lezione sale sul tatami e fa il saluto, lo stesso alla fine della lezione, La disposizione sul tatami durante l'allenamento del kihon e del kata sarà per file parallele in modo da non urtarsi e permettere di essere inquadrati tutti in un solo colpo d'occhio.

Preparazione alla lezione:
Dopo che gli allievi si sono allineati dietro al Maestro ed egli è già in "SEIZA", il Sempai e di seguito gli altri assumeranno la posizione di "SEIZA" e con voce ferma dirà: MOKU'SO che durerà per circa trenta secondi, in assoluto silenzio, mantenendo la schiena dritta e indirizzando lo sguardo a circa due ­ tre metri davanti a noi. Si porteranno le mani sull'addome appoggiando la parte inferiore con il dorso della destra sul palmo della sinistra congiungendo i pollici, si chiuderanno gli occhi concentrandosi sul respiro, lasciando tutti gli altri pensieri all'esterno. Lo stesso si ripeterà alla fine della lezione con il beneficio di aiutare la concentrazione iniziale della lezione e il rilassamento finale.

Sopportazione:
Non far capire mai all'avversario dove ci fa male, altrimenti saremo sicuramente colpiti in quel preciso punto.
Questo insegna a sopportare il dolore fisico, in quanto lamentarsi non serve, anche perché il dolore non passa ugualmente, quindi, perché lamentarsi? Durante gli allenamenti i rari e piccoli incidenti che possono accadere e che provocano dolore, per lo più sono sopportabili. Lo studente che si abitua a non mostrare dolore, sarà colui che meglio apprenderà la propria disciplina, abituandosi a controllare le sue emotività al pari di quelle fisiche.

Chi non ha questi requisiti, sicuramente farà maggior fatica ad apprendere le tecniche e a capire nella completezza l'intero insegnamento del proprio Maestro: quindi è meglio lasciare il proprio "ego" fuori dal Dojo.